Dagli occhi di un Bambino

Avevo pochi anni e questo è il primo ricordo che ho della vista di Silvi, io, un bimbo del paese, in una mattina d’estate, mentre i miei genitori mi portavano al mare. Non avevo mai visto gli archi su cui poggia ancora oggi il Belvedere. E quest’immagine è rimasta impressa indelebilmente nelle fantasie di tutta la mia vita. I bimbi sognano, ma tuttora, guardando quel profilo illuminato, scorgo il sorriso di un drago in volo perenne verso il mare. Che lo scruta e lo difende, lo sfida e lo accarezza con un sorriso.

Rappresentando inoltre una sorta di duplice identità che caratterizza da sempre lo spirito silvarolo: propaggine marittima di un territorio (quello atriano degli albori) dedito all’agricoltura e luogo d’espansione periferica già ricco di storia. Non mancano infatti esempi artistici medievali e tradizioni antiche di secoli in questa zona che ha fatto del turismo moderno la propria vocazione ed ispirazione.

Per questa ragione descrivere Silvi è quanto mai difficile, così come coglierne le sfumature delle persone che la vivono, perennemente costrette ad una tensione di apparente duplicità: dal lungomare chiassoso della Marina al silenzio maestoso della vista panoramica del borgo antico, dal mare affollato dell’estate alle colline sinuose e tranquille, dalle spiagge dorate del Parco Marino alle guglie selvagge della Riserva dei Calanchi, dalla storia al presente. Tutto contemporaneamente attuale. Pronta a rinascere in ogni alba sulla riva; disposta a covare nel freddo grigiore invernale, per tornare a vivere, rinnovata e più forte, in estati sempre nuove. Nel sorriso di chi la vive da sempre e di chi vi trascorre qualche giorno d’estate, nei sogni di un bambino e di chi non riuscirà mai a dimenticarla.